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La figlia del capo tribù
Kimboy74
26.03.2026 |
845 |
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"La scopò ancora, prolungando l'orgasmo, fino a quando entrambi crollarono ansimanti..."
Tullio si svegliò di soprassalto quella mattina d'estate, il sole che filtrava attraverso le tende della sua modesta fattoria in Toscana. Pensava che la vita fosse perfetta: la sua piccola impresa agricola procedeva bene, e soprattutto, aveva Okuma, la sua bellissima moglie con sangue africano tribale, il coronamento della sua ossessione per l'esotico. Ma quel giorno, un rombo distante lo fece balzare in piedi. Dal vialetto d'ingresso, un pullman polveroso si fermò con un sibilo, seguito da una scorta di veicoli armati. Tullio corse alla finestra, il cuore che gli martellava nel petto.Fuori, una ventina di guerrieri d'élite scesero dal pullman, corpi scolpiti come statue di ebano, muscoli tesi sotto tuniche tribali decorate con perline e pelli. Portavano lance e fucili moderni, un misto di tradizione e potenza letale. Al centro, il Capo Tribù, un uomo imponente di nome Kofi, con una criniera di rasta grigi e occhi che bruciavano di autorità assoluta. Okuma, che era uscita per accoglierli, si inginocchiò immediatamente, il volto sereno ma sottomesso. Tullio aprì la porta, confuso. 'Chi siete? Cosa volete?' balbettò.
Kofi lo squadrò con disprezzo, la voce profonda come un tuono. 'Tu sei l'usurpatore bianco, il ladro che ha rubato la nostra principessa. Okuma appartiene al clan Manzua. Siamo qui per recuperarla.' I guerrieri avanzarono, occupando la fattoria senza una parola. Tullio protestò, ma un pugno lo stese a terra. Lo legarono e lo gettarono sul pullman, mentre Okuma saliva con loro, ignorando le sue suppliche. Il mondo di Tullio crollò in quel momento: la sua casa, la sua vita, tutto svanì mentre il convoglio partiva verso l'Africa.
Ore dopo, o forse giorni – il tempo si confuse nel sedativo che gli avevano iniettato – Tullio riaprì gli occhi. Era nudo, legato a un palo di legno al centro di un villaggio nel cuore del territorio Manzua. L'aria era calda e umida, impregnata di odori di terra rossa e fuochi lontani. Intorno a lui, capanne rotonde e guerrieri perfetti, corpi atletici levigati dal sole, cazzi pendenti grossi e pesanti anche a riposo, contrastavano con la sua forma mediocre: la pancetta da birra che gli pendeva sul ventre, le gambe magre e pelose, il cazzo piccolo e flaccido. Si sentiva vulnerabile, esposto, un insetto tra giganti.
I guerrieri lo fissarono con scherno, ridendo della sua nudità patetica. Okuma era lì, vestita con un abito tribale che accentuava le sue curve generose, i seni pieni e i fianchi larghi. Il Capo Tribù Kofi si avvicinò, seguito dal Principe Zuri, il promesso sposo di Okuma: un giovane dio nero, alto due metri, muscoli gonfi come rocce, un cazzo che dondolava tra le cosce come un bastone spesso, venoso e minaccioso. 'Benvenuto nel nostro mondo, ladro,' disse Kofi. 'Qui il tuo status non vale nulla. Okuma è pura secondo i nostri riti.'
Nella sala cerimoniale, un'arena aperta circondata da torce e da centinaia di membri del clan, il verdetto fu pronunciato. Una sciamana esaminò Okuma, palpando il suo corpo nudo, infilando dita nella figa stretta per verificare l'imene intatto secondo le tradizioni Manzua. 'È pura!' annunciò. Il matrimonio con Tullio era invalido: lui era solo un ladro di onore, un bianco indegno che aveva osato toccare la principessa. Tullio, ancora legato e nudo, tremava mentre la folla ululava. Okuma non lo guardò nemmeno; i suoi occhi erano fissi sul Principe Zuri, il vero padrone del suo destino.
Il Rituale di Espiazione iniziò all'alba, sotto il sole nascente che tingeva di rosso l'arena. Tullio fu spinto al centro, in ginocchio, le mani legate dietro la schiena. I guerrieri lo circondarono, i loro cazzi già semi-eretti per l'eccitazione del dominio. 'Devi espiare il tuo furto,' ruggì Kofi. Due guerrieri lo afferrarono per le braccia, tirandogli su il culo pallido e flaccido. Tullio gridò, ma un terzo gli spinse la testa a terra, esponendo il suo buco stretto e vergine.
Il primo guerriero, un colosso di nome Juma, si posizionò dietro di lui. Il suo cazzo era enorme, spesso come un polso, la cappella gonfia e lucida di pre-sborra. Senza lubrificante, spinse la cappella contro l'ano di Tullio, forzando l'ingresso. Tullio urlò mentre il cazzo lo apriva, centimetro dopo centimetro, strappando il suo buco vergine. Juma grugnì, spingendo con ferocia, il suo bacino che sbatteva contro le natiche tremanti di Tullio. 'Prendilo, culone bianco!' gridò la folla. Juma scopava Tullio con colpi potenti, il cazzo che entrava e usciva dal culo dilatato, sangue e sudore che colavano. Tullio singhiozzava, il suo corpo mediocre scosso da ogni affondo, il suo cazzo piccolo che gocciolava inutilmente.
Altri guerrieri si unirono: uno gli ficcò il cazzo in bocca, soffocandolo con la lunghezza salata, spingendo fino in gola mentre un altro gli strizzava le palle. Lo penetravano a turno, cazzi neri grossi che lo riempivano, lo dilatavano, lo facevano sanguinare. Tullio era un buco per il loro piacere, il suo culo un trofeo di dominio. Dopo ore, coperto di sperma che colava dal suo viso e dal suo buco distrutto, fu lasciato ansimante al suolo.
Ma il rituale non era finito. Il Principe Zuri avanzò, nudo e glorioso, il suo cazzo ora eretto come un ariete: almeno trenta centimetri, spesso e curvo, vene pulsanti. Okuma fu portata al centro, spogliata lentamente dalla sciamana. Il suo corpo era una visione: seni sodi con capezzoli scuri eretti, figa rasata e gonfia di anticipazione, culo rotondo e invitante. Tullio, legato a un palo a pochi metri, fu costretto a guardare.
Zuri afferrò Okuma per i fianchi, girandola di spalle all'arena. La baciò con ferocia, la lingua che invadeva la sua bocca mentre le sue mani le strizzavano i seni, pizzicando i capezzoli fino a farla gemere. Okuma si inarcò contro di lui, le sue mani che accarezzavano il petto muscoloso del Principe. Zuri la spinse a terra, sulle ginocchia, e le ficcò il cazzo in bocca. Okuma lo succhiò avidamente, le labbra tese intorno alla cappella enorme, la lingua che leccava il tronco venoso. Lo prese in gola, soffocando ma eccitata, la figa che gocciolava sul suolo polveroso.
Tullio piangeva, il suo cazzo patetico che si induriva contro la sua volontà, ma minuscolo rispetto a quello del Principe. Zuri tirò Okuma per i capelli, facendola alzare, e la penetrò da dietro. La sua figa pura si aprì per lui, ingoiando il cazzo gigantesco con un gemito primordiale. Zuri scopava con ferocia, i fianchi che sbattevano contro il culo di Okuma, il suono bagnato della figa che schiaffeggiava la carne. 'È mia!' ruggì Zuri, le sue mani che le schiaffeggiavano le natiche, lasciando impronte rosse. Okuma urlava di piacere, il corpo che tremava, i succhi che colavano lungo le cosce.
La folla cantava, battendo tamburi, mentre Zuri la girava e la scopava missionario, le gambe di Okuma spalancate, la figa dilatata che inghiottiva ogni centimetro. Le sue tette rimbalzavano a ogni spinta, e Zuri le succhiò un capezzolo, mordendolo forte. Okuma venne per prima, la figa che si contraeva intorno al cazzo, spruzzando fluidi. Zuri accelerò, grugnendo, e poi esplose: sborra calda e abbondante che riempiva la figa di Okuma, traboccando e colando fuori. La scopò ancora, prolungando l'orgasmo, fino a quando entrambi crollarono ansimanti.
Tullio, distrutto, fissava la scena, il suo onore rubato per sempre. Zuri si alzò, il cazzo ancora gocciolante di sborra e succhi di Okuma, e si avvicinò a lui. 'Ora sei marchiato,' disse. Puntò il cazzo flaccido verso il viso di Tullio e urinò: un getto caldo e acido che lo colpì in faccia, in bocca, sul petto. Tullio tossì, umiliato, mentre la folla rideva. L'urina gli colava sul corpo, segnando la sua sconfitta definitiva. Sarebbe stato imprigionato a vita nel villaggio, un servo spezzato, mentre Okuma regnava come principessa al fianco di Zuri.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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